fbpx
A&B Business Center, Articolo; Smart Working-tiriamo le somme: promosso o bocciato?

Prima sembrava essere soltanto un vezzo di poche aziende che si sforzavano di essere innovative anche sotto l’aspetto del rapporto con i propri dipendenti. Con il lockdown, lo smart working è diventato una imprescindibile necessità per  un consistente numero di attività. All’indomani della fine della fase più critica, è possibile tirare le somme.

Un’impennata tanto necessaria quanto straordinaria

Fino all’anno scorso, lo smart working in Italia sembrava una chimera. Le aziende che lo adottavano, infatti, si attestavano intorno al 30% del totale, mentre il resto lo considerava inutile, se non addirittura dannoso.

Spesso le cause di questa diffidenza si trovavano nella poca fiducia dei datori di lavoro nei confronti dei dipendenti; altre volte emergevano delle criticità nell’infrastruttura informatica che rendevano l’home office impraticabile.

Il lockdown però ha mischiato le carte in tavola e ha reso lo smart working una necessità. Infatti, ad aprile del 2020, lavoravano in questa modalità il 46,19%, che corrisponde quasi a un’impresa su due.

Tante luci ma anche ombre

Il primo approccio con la modalità di lavoro agile è stato tutto sommato positivo. Uno studio di R-everse su 200 lavoratori intervistati su LinkedIn, ha infatti messo in luce che il lavoratore in linea di massima ha apprezzato il lavoro da casa; di questi, peraltro, il 70% ha apprezzato il supporto tecnologico fornito dalla propria azienda.

Non mancano però gli aspetti negativi: in molti hanno lamentato l’impossibilità di organizzare il proprio tempo: dovendo destreggiarsi con la gestione dei figli e della casa e il lavoro, si sono trovati a lavorare di più, rendendo di meno. Con l’aggiunta di una consistente dose di stress e tensione difficilmente scaricabili.

Inoltre, è emersa una quasi totale impreparazione degli impiegati allo smart working: di questi, solo l’8% si è definito soddisfatto riguardo la formazione; infine, molti hanno denunciato la mancanza di definizione di obiettivi chiari.

Un’esperienza da ripetere?

Alla fine dell’intervista, è stata posta ai lavoratori intervistati una domanda inerente il loro futuro; in sostanza, si è chiesto loro se intenderanno usufruire del lavoro da casa, nel caso l’azienda lo consentirà.

Dalle risposte è emerso che se quasi la metà degli intervistati si è detta disponibile a continuare con la modalità smart working, l’altra metà non lo è.

A fronte del 48% dei lavoratori disponibili, infatti, il 50% prediligerà il lavoro in ufficio o, al massimo saltuariamente da casa.

Delle mancanze da non sottovalutare

Oltre alle difficoltà tecniche e organizzative, gli impiegati che hanno lavorato da casa hanno risentito di difficoltà psicologiche; queste ultime, spesso, passano in secondo piano ma andrebbero invece prese in considerazione molto seriamente.

Sono mancate infatti la socialità e il confronto con i colleghi che solitamente si manifestano nel luogo di lavoro, la chiacchierata con colleghi, clienti e fornitori, le pause caffè e pranzo ma è venuto meno anche il piacere di prepararsi e di scegliere un outfit per la propria giornata lavorativa.

La mancanza di rapporti sociali, il confronto e di ciò che ruota loro intorno, in sintesi, è alla base di un malessere che con lo smart working difficilmente può essere risolto.

 

Scopri come in A&B puoi vivere un ambiente lavorativo stimolante, innovativo e sicuro, senza rinunciare alla tranquillità e al comfort!

 

 

 

 

0 commenti